Come avevamo anticipato, proseguiamo con la rassegna degli agguati messi a punto dai truffatori che, invece di andare a lavorare, derubano chi ha lavorato onestamente per una vita.
Abbiamo parlato, nella prima parte, delle truffe che partono da una telefonata riguardante una condizione di pericolo di un nostro congiunto, finalizzata a indurci a cedere loro tutti i beni che abbiamo in casa per proteggerne l’incolumità.
Riprendiamo il discorso da questo punto.
La leva che usano, per scardinare le riserve naturali, soprattutto degli anziani, che ricordiamo essere depositari di decenni di esperienza e di saggezza, è il terrorismo psicologico che serpeggia soprattutto nelle chiamate tendenziose degli impostori telefonici. È quello che verte sulla paura per la sorte dei figli e dei parenti stretti.
Taluni ciarlatani, che si spacciano per figure istituzionali (cosiddetto Spoofing), presentano scenari infausti su presunte conseguenze ai nostri cari, sapendo che cederemmo ogni difesa guardinga, pur di proteggerli.
Una delle truffe più diffuse e, ormai, ben conosciute ma sempre insidiose, è quella del cosiddetto Smishing: l’inoltro di SMS da parte di persone che si spacciano per il figlio, per esempio, che avrebbe perso il proprio telefono. Nel messaggio si chiedono soldi da un altro numero per ‘trarsi d’impaccio da una presunta difficoltà’: l’acquisto di carburante, il pagamento del meccanico, eccetera.
Si tratta di un falso allarme per farci pagare una somma di denaro, a chi non conosciamo, che non giungerà mai al figlio!
Un altro tipo di attacco, che può partire sempre da un falso SMS, è il furto d’identità digitale (SPID) operato dai falsari di siti internet, clonati da quelli autentici dell’INPS e dei gestori di SPID. Inducono a cliccare su link che portano a SITI FALSI MA IDENTICI ALL’ORIGINALE, che carpiscono i nostri dati sensibili, mentre noi crediamo di impostarli sul sito autentico. Con il falso Spid possono prelevarci delle somme, l’intero stipendio/pensione e vendere i nostri documenti anagrafici nel web occulto.
Consiglio: non cliccare mai sui link dell’INPS perché l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale non ne fa uso.
Una truffa veramente abusata, che ha fruttato moltissimi soldi ai malintenzionati – costata altrettanto alle banche e, di conseguenza, a noi risparmiatori – consiste nel contattare la vittima, fingendosi un ente affidabile, come la Banca (o le Forze di Polizia) per segnalare una presunta situazione di emergenza (ad es. clonazione della carta di credito, sottrazione o perdita di fondi). Questa situazione richiederebbe, a loro dire, una reazione immediata da parte del titolare del conto. Il truffatore cercherà di conquistare la fiducia del cliente dimostrando di essere a conoscenza di alcuni elementi (indirizzo della Filiale del cliente e i nomi dei dipendenti) al fine di indurre il malcapitato a credere che la chiamata provemga proprio dalla sua banca.
Per avvalorare la sua tesi, chiamerà da un numero corrispondente a quello vero della banca, magari presente nella rubrica del cliente. Quel recapito telefonico, invece, è stato clonato con particolari software malevoli, detti malware.
Tratto in inganno, il cliente sarà indotto a seguire una procedura, definita di ‘sicurezza’ da loro, per concedere le credenziali al finto bancario o alla finta figura di riferimento. Spesso, prima di chiamare, hanno già avviato un pagamento, dal nostro al loro conto corrente, che richiede ripetuti assensi sul cellulare.
Per estorcere questo consenso, spacciano l’operazione di prelievo dal conto (ovvero il furto di una somma di denaro) con un’altra operazione, magari già richiesta dal cliente di cui sono venuti a conoscenza. È già avvenuto tante volte per il tristemente famoso ‘rinnovo della carta Postepay’.
In qualche modo, i malviventi hanno ricevuto la ‘soffiata’ o hanno sgraffignato le informazioni dagli archivi postali e bancari (i quali sono ancora troppo poco protetti).
Le banche e la Posta ci ‘affliggono’ con macchinose procedure di sicurezza e poi consentono ancora che i nostri dati siano trafugati con tanta frequenza!
Consiglio: mai concedere le credenziali per telefono. Le banche non le chiedono mai!
Tutto il distacco che c’è tra noi e il nostro patrimonio, concesso in custodia agli istituti bancari, può essere un motivo della perdita di vista del saldo e causa dell’accettazione involontaria di prelievi indebiti, passati inosservati. Dovremmo ricordarci che le casse della banca non sono il nostro materasso e che tale distanza ci potrebbe far perdere di vista l’esatta consistenza dei nostri averi.
Consiglio: Ricordiamoci di controllare periodicamente l’estratto conto bancario e di annotare frequentemente, su un taccuino o sull’agenda, il saldo all’inizio del mese o, meglio, quando arriva la pensione o lo stipendio. Un’eventuale discrepanza sarà facilmente riscontrabile e rivendicabile all’istituto di credito, che ci garantirà sempre ciò che è nostro per una forma di responsabilità oggettiva verso il nostro mandato di fiducia, anche in caso di violazione da parte di terzi, una volta accertata la buona fede del cliente.
Consiglio: in caso di sottrazione indebita o furto dal nostro conto corrente, eseguiamo i passaggi suggeriti da Cert-Agid: facciamo una denuncia alla Polizia postale o la Segnalazione alla Polizia tramite il servizio online.
CERT-Agid ha realizzato una guida che spiega nel dettaglio come riconoscere i segnali di truffa e come agire se si è vittime di questo genere di frode.
Restiamo sempre accorti e un po’ sospettosi. Meglio un eccesso di prudenza che il rammarico di essere stati gabbati!
Riportiamo un decalogo di norme generali per scongiurare sia le frodi che la violazione dell’abitazione, a salvaguardia delle persone che vivono in appartamento, soprattutto se vivono sole:
1. Munirsi di uno spioncino ampio alla porta, posto proprio all’altezza degli occhi o, meglio ancora, un visore, facile da installare, che abbia una buona visuale in termini di chiarezza dell’immagine e di raggio grandangolare per esplorare anche gli anfratti antistanti la porta d’ingresso al fine di rilevare la presenza di eventuali persone nascoste;
2. Se si decidesse di ascoltare un avventore sconosciuto alla porta d’ingresso, aprirla sempre ancorandola preventivamente con un solido “ferro fermaporta” per evitare che un malintenzionato la spalanchi con forza e s’introduca nell’abitazione, con il rischio di procurare anche pericolose contusioni;
3. Installare un interruttore in casa, vicino alla porta d’ingresso, collegato all’accensione delle luci della scala, per illuminare bene il pianerottolo da esaminare prima di aprire la porta;
4. Non aprire mai la porta a chi non si conosce bene. Mai fare entrare in casa sconosciuti e lasciarli da soli: potrebbero trafugare beni e informazioni sensibili, una volta rimasti indisturbati in una stanza senza il nostro controllo;
5. Se si deve mancare qualche giorno da casa, non lasciare fuori dalla porta di casa lo zerbino. L’impresa di pulizie, dopo il lavaggio del pavimento, lo lascerebbe arrotolato avvisando involontariamente e indirettamente i malintenzionati della lunga assenza da casa. Questo potrebbe invogliare qualcuno, che ci sta osservando, a tentare un furto in casa;
6. Non dar seguito alle telefonate e agli SMS che paventano un rischio per l’incolumità personale e per il patrimonio nostro e dei famigliari, prima di essercene accertati;
7. Opporre sempre un atteggiamento diffidente verso chi ci prospetta la scelta tra un male minore e quello maggiore. Ad esempio, non accettare mai di pagare subito con gli ori o denaro un ‘riscatto’ richiesto da sedicenti poliziotti o avvocati per risarcire presunte vittime di incidenti stradali causati dai nostri familiari;
8. Non rispondere ai messaggi di chi si presenta come un impiegato della nostra banca che chiede le credenziali o addirittura pretende ripetuti solleciti di pagamento attraverso bonifici di migliaia di euro. Avvisare prontamente la banca dell’evenienza;
9. In caso di dubbio, invitare il presunto tutore dell’ordine, quando si presenta a casa nostra, a incontrarci presso un presidio sicuro, come la caserma dei Carabinieri. Un truffatore non rischierà di essere arrestato e non si presenterà là, smascherando la tentata truffa. Chi riceve un vero ‘Mandato di perquisizione’, probabilmente già se lo aspetta. Se non si ritiene di meritarlo, diffidare e richiedere un riscontro certo;
10. Per accertarsi che si stia parlando con i propri congiunti, concordare delle risposte segrete a ‘domande codificate’: “un fatto personale”, “il nome del cane” o altro che gli estranei non potrebbero sapere. Il truffatore rimarrebbe interdetto a una domanda di carattere privato e si svelerebbe.
Concluderemo nel prossimo articolo “Truffe – Parte terza” la trattazione sui consigli per sfuggire alle trappole, anche tecnologiche, di questi abili manipolatori, partendo proprio dagli artifici informatici che stanno imperversando, in questo periodo, senza trascurare altri moderni tranelli telefonici perpetrati con false chiamate, messaggi SMS e di posta elettronica.
Occhio all’agguato. Arrivederci a domani per la Terza e ultima parte.
Link per la segnalazione alla Polizia tramite il servizio online: (https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html)
Link alla guida CERT-Agid, che spiega nel dettaglio come riconoscere i segnali della truffa: (https://cert-agid.gov.it/news/smishing-a-tema-inps-come-comportarsi-in-caso-di-furto-dei-dati/)
Carlo Zeuli
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