Su Money.it del 21 giugno, è apparso un articolo del titolo: “Pensioni, l’Ue vuole accedere ai risparmi dei pensionati”, a firma di Simone Micocci.
Il sottotitolo è tutto un programma: “La Commissione Ue vuole accedere ai risparmi dei pensionati per soddisfare le esigenze di investimento europee e promuovere le pensioni integrative”.
E’ una frase sibillina.
Intanto, è ben noto che la Eu stia andando a caccia di soldi per promuovere e avviare i propri progetti; e, quindi, i risparmi dei pensionati le fanno gola.
Ma, bisogna capire cosa significhi usare quei risparmi di una vita per promuovere le pensioni integrative. La pensione integrativa è complementare a quella pubblica, erogata dall’Inps. Funziona allo stesso modo: si versa, in età lavorativa, un contributo mensile in un “fondo” costituito da un Ente predisposto che fa fruttare quel contributo, investendolo.
Così, al contribuente, una volta in pensione, si garantisce un reddito, che integra la pensione Inps.
Va tutto bene se il frutto dell’investimento è positivo.
Ma cosa c’entra questo con chi è già in pensione?
La Commissione Eu si è presa la briga di favorire la crescita economica della Europa. Per quanto abbia elaborato finora, fra cui la politica d’austerità e le cosiddette “strategie di transizioni”, che sarebbe meglio chiamare “vincoli dall’altissimo costo”, il sistema economico produttivo europeo non solo è stato mortificato ma è in sala di rianimazione, in stato di asfissia.
Sembra che l’Eu adotti una logica stringente: prima faccio ammalare l’economia, il paziente; poi, per rianimarla, chiamo il risparmio, l’infermiere, e lo faccio ammalare.
Chissà se il paziente si rianima; intanto l’infermiere è di certo morto.
L’evidenza è che l’Europa, forse, sa giocare di finanza; ma, in questo gioco finanziario, non c’è traccia di strategia politica di crescita economica.
Ma perché la Commissione è così interessata al risparmio dei pensionati?
Qui interviene la statistica del controllo.
I cittadini europei, nel solo 2023, sono riusciti a risparmiare il 15% del proprio reddito disponibile. Una percentuale significativa perché è quasi il doppio di quanto risparmiato negli Usa. Ed è quasi tutto risparmio da pensione.
Fatto sta che, a fine 2023, il risparmio totale era pari a € 34,5 mila mld di cui ben € 11,5 mila mld in contanti depositati.
A chi non farebbe gola un tesoro di tali dimensioni? Ed ecco che entra in campo la finanza la cui idea è dirottare in investimenti un “piccolo” importo di circa
€ 11 mila mld. Ovviamente, il dove, il come, il quando non è affare che interessi i legittimi proprietari del risparmio: è deciso dalla Eu e dalla finanza.
Così, si ritorna alla filosofia politica del “bene collettivo” gestito, in solitario e per tutti, da qualcuno senza volto e senza anima, che non si sa come, sta lì, intoccabile, insindacabile e irraggiungibile, a decidere della tua proprietà, dei tuoi sacrifici, dei risparmi di tutta una vita.
Si tratta non di democrazia delegata, ma di feudalesimo da asporto.
Come già scritto, non si conosce uno straccio di strategia economico-politica; si sa solo che è aperta la caccia di soldi; si sa solo quali siano i temi che pasteggeranno con questi soldi. Niente di più.
I titoli sono sempre gli stessi: in prima linea la difesa e, poi, per edulcorare, l’aerospazio; ancora, le immancabili transizioni ambientale, ecologica e tecnologica che già asfissiano l’economia. Infine, un po’ di esoterismo, che non fa mai male, come l’intelligenza artificiale.
L’Eu sta sfornando Piani come se fossero pizze. Ora, si è aggiunto quello per la Difesa, altra bastonata per i contribuenti. L’Eu ha bisogno di soldi, tanti soldi. E’ diventata una sanguisuga.
Ma l’aritmetica insegna che quando c’è qualcuno che paga, c’è sempre qualcuno che incassa. Se poi chi paga è una moltitudine e chi incassa sono pochi, il gioco è fatto. Ma c’è di più: chi paga è noto; chi incassa non lo si conosce tanto bene, qualcosa trapela, a malapena.
Una cosa è certa: tutte le iniziative europee hanno depauperato l’Europa.
Il risultato è che lo storico centro della civiltà è, oggi, il fanalino di coda nello scacchiere globale; per di più lacerato da una Uk colonialista, dalla Francia malata di grandeur, dalla Germania con il virus del suprematismo, dalla Italia dedita all’opportunismo. Gente che, giocando al Monopoli, hanno cacciato la Russia in braccio alla Cina. Cosicché, la Europa ha ben 3 antagonisti dai quali è considerata come il due di coppe.
Lo sapete cosa è Siu (Savings and Investments Union)?
Andiamo sul sito della Commissione: “https://finance.ec.europa.eu/regulation-and-supervision/savings-and-investments-union_en”.
Prima, una spolverata propagandistica: “la Siu mira a creare migliori opportunità finanziarie per i cittadini della Eu con il rafforzare le capacità del nostro sistema finanziario nell’integrare risparmi e investimenti produttivi”.
Poi la definizione: “la Siu è un abilitatore orizzontale per creare un ecosistema finanziario per investire negli obiettivi strategici”.
Abilitatore? Ecosistema Finanziario? Quasi quasi ci piace!
Bellissime frasi per abbindolare i sempliciotti. La traduzione reale è: “mettere le mani nella borsa altrui per fare quello che decidiamo noi”.
Quindi, ora conosciamo il nome dell’entità che borseggia, ma non il nome dei borseggiatori che saranno scelti, non si sa da chi, con oculatezza.
Non sappiamo, nemmeno, quale sia la forma giuridica di questa entità.
Ma, va da sé, che il borseggio debba essere da mano esperta senza che il borseggiato se ne accorga; anzi, ne sia inconsapevole e felice.
Ma da dove è venuta questa idea della Siu e di mettere mano nelle tasche dei risparmiatori?
Come dice il sito, è nelle pieghe dei “report per la competitività” commissionati da Ursula a due espertissimi catto comunisti italiani: Draghi e Letta. La Eu, poi, fa le cose per bene. E’ partita nel marzo di quest’anno una “call for evidence” della Commissione per sondare opinioni di consumatori e parti interessate; in sostanza, per raccogliere, € 470 mld addizionali all’anno.
Certo che aumentare “la sicurezza finanziaria, integrare il regime pensionistico e trasformare l’economia reale europea” è bella cosa a sentirsi; ma sarebbe meglio partecipare non solo con i propri soldi perché ci si fida proprio poco sia delle iniziative della Eu; sia di Maria Luís Albuquerque, Commissaria per i servizi finanziari, per il risparmio e per gli investimenti: “un circolo virtuoso a vantaggio sia dei cittadini che delle aziende”; sia del ruolo burocratico della Esma (European Securities and Markets Authority).
Frulla, però, una domanda pregiudiziale: ma chi ha dato alla Eu questo ruolo?
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