Riserve auree nel mondo

L’oro è il bene rifugio per eccellenza. Motivo per cui, questometallo pregiato offre un eccellente riparo contro il deprezzamento connesso alla inflazione. Così, famiglie e persone cercano di accumulare un piccolo scrigno.

E anche gli Stati lo fanno.

Infatti, i depositi aurei dei Paesi assicurano la stabilità della valuta, anche se in misura minore dopo l’abolizione del Gold Standard (equipollenza fra valore della moneta e quantitativo di oro); costituiscono un asset d’investimento; offrono copertura contro l’inflazione; inducono tranquillità sullo stato patrimoniale del Paese.

E’ il motivo per cui gli Stati cercano di accumulare il metallo giallo.

Secondo il World Gold Council, nel primo trimestre 2024, le banche centrali hanno acquistato oro per circa 300 tonnellate nell’intento di trasformare nel metallo pregiato le proprie riserve in dollari: la stabilità dell’oro sostituisce la incertezza della fluttuazione. Chi ha acquistato di più sono stati Cina, Turchia e India.

E l’Italia? Nel mese di maggio 2024 le riserve auree italiane avevano un valore pari a € 170 mld.

Nasce, allora, la curiosità di conoscere chi, al mondo, abbia le maggiori riserve auree e dove siano collocate queste riserve.

Ecco la classifica completa, a settembre 2023, secondo i dati di Trading Economics, dei Paesi con maggiori riserve auree al mondo:

1. Stati Uniti – 8133 tonnellate; 2. Germania – 3353; 3. Italia – 2452;

4. Francia – 2437; 5. Russia – 2333; 6. Cina – 2192; 7. Svizzera – 1040; 

8. Giappone – 846; 9. India – 801; 10. Paesi Bassi – 612.

C’è, subito, una sorpresa: i tre Paesi che hanno perduto la II Guerra Mondiale (Germania, Italia, Giappone) figurano, nella classifica globale, fra i primi 10 maggiori detentori di riserva aurea. Non solo: il “patto d’acciaio” (Germania, Italia) sono sul podio a tre con gli Stati Uniti. Non solo: l’Italia è, curiosamente, medaglia di bronzo. 

La stratosferica dimensione delle riserve auree USA è stata generata nel periodo del “sistema Bretton Woods” (1944) che sostituì il Gold Standard. Bretton Woods (gold exchange standard) imponeva rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, a sua volta agganciato all’oro. Ma non prevedeva un controllo della quantità di dollari in circolazione. Così, gli USA potevano stampare moneta liberamente. L‘inflazione indotta si propagava al resto del modo. Se questo si impoveriva, gli USA acquisivano oro. Così, si sono impadroniti, addirittura, del 90% delle riserve auree mondiali di quei tempi.

Dove sono immagazzinate tutte queste tonnellate di metallo aureo?

L’oro Usa è tutto nella Fed di Fort Knox in Kentucky.

La Germania conserva le sue riserve per un terzo nella Deutsche Bundesbank Francoforte sul Meno; per un terzo nella Fed di New York; il rimanente suddiviso fra la Banca d’Inghilterra di Londra e la Banca di Francia di Parigi.

L’Italia conserva 1.100 tons (44,86%) presso la Banca d’Italia di Roma, in via Nazionale 91; ben 1.061,5 tons (43,29%) nella Fed di Fort Knox; il resto fra Svizzera (6,09%) e UK (5,76%).

Perché questa dislocazione frammentata? Sembra per ragioni storiche; perché si è voluto mantenere la piazza d’acquisto; perché quelle piazze sono location di Borse che trattano oro; per minimizzare il rischio.

Ora, però, la instabilità delle politiche di Trump, non ultima la diffusa impressione che il Presidente Usa voglia portare la Fed sotto il controllo politico, sembra che si diffonda l’opinione che sia opportuno riportare tutto a casa. Viste le quantità in gioco, non sarà un facile progetto di logistica.

Ma, tutto sommato, è meglio tenere i nostri soldi sotto il nostro materasso.   

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