Vent’anni di “Urticanti”, a Cellamare il Festival della musica contemporanea e dei suoi solisti

Ventesimo anno di attività per il Festival Urticanti, istituzione culturale di indubbia qualità che ha il merito di aver proposto e fatto conoscere al pubblico pugliese la musica contemporanea e i suoi straordinari solisti. Una scelta coraggiosa e audace quella intrapresa vent’anni fa dal Direttore Artistico Raffaella Ronchi, che con coinvolgente entusiasmo ha programmato con continuità concerti spesso non facili all’ascolto ma indubbiamente intriganti e affascinanti, con sonorità nuove e inusitate, tecniche moderne di esecuzione, solidissimi esecutori, prime esecuzioni e compositori di livello internazionale. In definitiva, un percorso virtuoso e culturalmente di spessore, supportato negli anni dalle competenze musicologiche di Fiorella Sassanelli, premiato anche dalla costante e folta presenza di un pubblico interessato, spesso giovanile, composto da musicisti e da amanti della buona musica.

Urticanti ha festeggiato il suo ventesimo compleanno nel migliore dei modi, con un concerto monografico dedicato al noto compositore Ivan Fedele, una sorta di padre putativo del Festival, sin dalle origini vicino alle sue iniziative. Fedele, che in questi giorni si trova a Monopoli per una masterclass di musica contemporanea, è autore noto ed amato a livello internazionale, con all’attivo un curriculum straordinario e un catalogo di circa 200 titoli tra musica elettronica, da camera e sinfonica.

Per la serata di Urticanti, realizzata nell’Auditorium Diocesano Vallisa, il compositore ha personalmente presentato quattro composizioni rappresentative della sua produzione cameristica, avvalendosi dell’ottimo SYNTAX ENSEMBLE, un gruppo di musica contemporanea affermato nel panorama musicale italiano e composto da ferrati esecutori guidati dal giovane direttore Pasquale Corrado: Ljuba Bergamelli (voce), Fernando Caida Greco (violoncello), Maurilio Cacciatore (elettronica), Anna D”Errico (pianoforte e tastiere), Marco Ignoti (clarinetti e fiati) Dario Savron (percussioni) e Maruta Staravoitava (flauti). Citiamo fra questi, con una punta di orgoglio, il nostro Francesco D”Orazio (violino e violino elettrico), uno dei migliori interpreti della produzione di Fedele, che per l’occasione ha eseguito
Suite Francese VI b (2011-2014) per violino elettrico a 5 corde ed elettronica, un brano di notevole impegno tecnico, una rivisitazione in chiave contemporanea di forme di danza barocche in cui lo strumento classico e l’elettronica interagiscono attraverso tecniche ibride e non convenzionali: il suono del violino si amplifica, s’immerge, si fonde, dialoga e contrasta con il suono digitale in una dimensione sonora di forte tensione emotiva.

Il gruppo strumentale ha aperto il concerto con le evocative sonorità di Immagini da Escher (2005), partitura che denota al meglio quelle che sono le caratteristiche compositive di Fedele, “spazializzazione del suono”, echi trilli, fervore timbrico, risonanze nello spazio e nel tempo. A seguire la composizione, Paroles y Palabras (2000), quattro pezzi per soprano e violoncello. Il brano, basato su un percorso timbrico di dialogo/fusione tra voce e violoncello, ha messo in risalto le grandi qualità della giovane Ljuba Bergamelli, un’emissione sicura e agile nonostante le indubbie difficoltà della partitura, chiara negli acuti, intensa negli accenti drammatici, grande varietà di canto nelle molteplici combinazioni con il violoncello elettrico di Greco.

Infine, chiusura importante con uno dei capolavori della musica contemporanea italiana, Maja (1988) per voce ed ensemble, sui versi di Giuliano Corti dedicati alla mitologica ninfa, la più anziana e bella delle sette sorelle Pleiadi. L’inquietudine sonora e la tensione del testo letterario ampliano le capacità espressive dello spartito, grazie a un uso straordinario della voce che si muove dal parlato al declamato, dal sinuoso glissando al canto espressivo, attraverso un costante approfondimento dei timbri vocali e strumentali. Al termine, lunghi applausi per un brano che fornisce allo spettatore una sorta di ascolto quasi ipnotico e incantatorio.

FRANCESCO SCODITTI

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