Un processo penale celebrato a Bari diventa un esempio virtuoso di applicazione rapida ed efficace del Codice Rosso. Mentre negli ultimi anni non sono mancate critiche ai ritardi nell’attuazione della legge n. 69 del 2019, questa vicenda mostra che, quando tutti gli attori della giustizia lavorano in modo coordinato, le tutele possono funzionare e dare risposte concrete alle vittime.
Nel settembre 2024 una donna barese aveva denunciato il marito per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni gravi, aggravate dalla minaccia di morte con un cacciavite. L’uomo era stato subito sottoposto a misura cautelare restrittiva. La donna, costretta a lasciare la casa familiare, aveva affrontato un percorso giudiziario difficile, aggravato da quella che spesso viene definita “vittimizzazione secondaria”: durante il dibattimento, infatti, la difesa dell’imputato aveva tentato di minarne la credibilità con ricostruzioni poi smontate in aula.
Assistita dall’avvocata I. Tiziana Cecere, specializzata nel sostegno alle vittime di violenza, la parte civile ha visto riconosciute le proprie ragioni davanti alla Prima Sezione Penale collegiale del Tribunale di Bari. L’udienza di discussione si è conclusa il 6 novembre 2025 con una condanna a sette anni di reclusione, l’interdizione dai pubblici uffici e una provvisionale immediatamente esecutiva di 10.000 euro. Tutto ciò è avvenuto a meno di un anno dall’inizio del processo, celebrato il 16 gennaio 2025: un tempo record che rispetta pienamente le finalità accelerative del Codice Rosso.
Il caso assume un valore sociale rilevante. La sentenza, oltre a sanzionare gravi condotte di dominio, umiliazione e violenza domestica, riafferma un principio fondamentale: il matrimonio non annulla il reato di violenza sessuale, soprattutto quando il rapporto viene imposto attraverso paura e coercizione.
Il lavoro degli operatori della giustizia viene descritto come attento e scrupoloso, un segnale importante in un contesto in cui la violenza contro le donne continua a rappresentare una violazione sistematica dei diritti fondamentali e un’espressione di relazioni di potere ancora profondamente diseguali.
L’avvocata Cecere, da anni impegnata anche attraverso l’E.T.S. “Fermiconlemani”, porta avanti in tutta Italia progetti di educazione al rispetto di genere nelle scuole e nella società civile, convinta che la prevenzione passi dai più giovani e da un cambiamento culturale radicale. Le iniziative si intrecciano con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, che invita a rafforzare l’autonomia femminile, sostenere il lavoro di cura e favorire la partecipazione delle donne alla vita pubblica e ai processi decisionali.
Il procedimento barese dimostra che una giustizia rapida ed equilibrata può esistere. E può offrire alle vittime il segnale più atteso: denunciare è possibile, e può portare risultati concreti.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
