Scrapismo: fra il diritto di voto e lo schiavismo del sedicente esperto

Noi abbiamo il diritto di voto. Ce lo hanno conquistato i nonni con le loro lotte e le loro fatiche. L’hanno persino reso universale: cioè tutti hanno il diritto di voto, addirittura anche le donne; cosa impensabile prima del 1946. Basta avere l’età adulta, quella stabilita per legge, per esercitare il diritto; ed è un diritto che vale per tutta la vita: non è una patente di guida che ti possono togliere in qualunque momento.

 

Però, la domanda che ci dobbiamo fare è: “siamo in grado di votare bene”?

Quando i nostri nonni hanno conquistato il diritto al voto, non si sono mica chiesti se fossero capaci di “votare bene”. Certo che lo erano, capaci, sulla base della loro maturità e consapevolezza. E, di certo, anche noi lo siamo, capaci di votare bene. Infatti, il nostro voto è correlato alla nostra cultura e alla nostra esperienza concreta di vita. Certo, abbiamo bisogno di informarci ma, di sicuro, non abbiamo bisogno che sedicenti esperti, commentatori, opinionisti, persino eruditi professionisti della materia, tutti con l’aureola dei sapientoni; infarciti della loro cultura di vita che non è superiore alla nostra; attenti ai loro interessi, ci dicano come votare.

Noi siamo dotati di libero arbitrio. Infatti, è questo il tema rilevante.

E’ il caso del referendum sulla separazione delle carriere. Ormai, mano a mano che ci si avvicina al momento del voto, quello che avrebbe dovuto essere un dibattito atteso, franco e onesto, informativo, non c’è mai stato. Abbiamo assistito e assistiamo ad una rissa permanente, caratterizzata da equivoci, opacità, inesattezze con il fine ultimo di condizionare il nostro voto. L’ultima avventura della saga è il cambio, in corsa, del quesito referendario. Il cambio è stato voluto dalla Cassazione su istanza di 15 giuristi, sostenuti da oltre 500 mila firme. Il nuovo quesito ha introdotto, rispetto al precedente già approvato dal Parlamento e dalla Cassazione, specifici riferimenti agli articoli della Costituzione che verranno cambiati dalla legge in esame. Non è del tutto chiaro il perché di questo sforzo di raccolta firme e istanza, solo per aggiungere i riferimenti agli articoli senza peraltro cambiare la sostanza che è: confermare o no la legge sulla separazione delle carriere. L’opinione pubblica non si è data la pena di andare a leggere quegli articoli; non ha dato soverchia importanza alla questione; perché ha altro da fare e non ha tempo per dedicarsi al gossip delle alchimie giuridiche. Ma la pancia dell’elettore, dove si accentrano tutte le attenzioni degli influencer, potrebbe concludere che qualcuno sia stato bocciato. Bisogna prestare attenzione a questi tentativi di plagio psicologico. 

Intanto, se siamo chiamati al voto per confermare o meno una legge costituzionale, proprio da chi l’ha proposta e votata, vuol dire che la cosa è importante. Il fronte del NO, il cui portabandiera è proprio l’insieme dei Magistrati con la loro associazione (ANM), insieme ad un “non compatto CSx” che una volta sosteneva la separazione delle carriere, fa di tutto per diffondere le proprie ragioni. C’è il ragionevole dubbio che la ANM abbia un interesse di casta, non propriamente di innovazione della Giustizia. 

 

E, allora, il nostro voto diventa più importante perché si tratta di conservare la stasi e l’immobilismo chissà per quanti decenni ancora, o di dar vita ad una nuova stagione di Giustizia sociale. Non possiamo non andare a votare.

Il pericolo è proprio questo: siccome pensiamo di non capirne del tema in esame, perché giuridico e tecnico, va a finire che a votare non ci andiamo proprio perché pensiamo che “sono fatti loro”.

Eh, no!

Non è fatto giuridico, né tecnico, né fatto politico: è fatto di organizzazione civile. Dobbiamo, perciò, superare la noia della informazione: infatti le esternazioni per il SI e per il NO sono incomprensibili. Ci sono troppe articolazioni, distinguo, sofismi, confusioni. Sembra tutto fatto ad arte. E, poi, tanti processi alle intenzioni. Ma tutti noi abbiamo la nostra esperienza di vita! Usiamola senza subire condizionamenti.

Come facciamo? Ce lo dice la Scrape Philosophy (o Scrapismo): raschiamo le incrostazione e andiamo al dunque, alla viva questione.

Ecco gli esempi:

1. Il fronte del NO sostiene che il Governo è incline al fascismo e, con questa legge, vuole dominare la Magistratura. Ma la legge è costituzionale quindi non è ad personam; vale per sempre; per ogni Governo e Parlamento futuro, di qualunque colore siano. Quindi è una bufala e pure noiosa.

2. Si dice che la legge non garantisce una giustizia più efficiente. Ma nessuna procedura operativa, sia nel processo civile che penale, è stata cambiata: non è l’efficienza, l’obiettivo della legge. Quindi, altra bufala.

3. Si fa confusione, voluta  fra “funzione” e “carriera”; si sottolinea che il trasferimento da un percorso all’altro (Procura/Tribunale; Inquirente/Giudicante) interessa pochissimi magistrati. Pertanto la separazione già c’è. Bene, ma vediamo il significato di “funzione” e quello di “carriera”.

La “funzione” (Job Description) è l’insieme di attività, processi e responsabilità lavorative: essa definisce “cosa” si fa in azienda; è la mansione.

La “carriera” è il percorso professionale e formativo (una autostrada) che caratterizza l’evoluzione di competenze ed eventualmente l’avanzamento gerarchico.

Conclusione: “Funzione” e “Carriera” sono questioni totalmente diverse. La legge prevede la separazione delle carriere che sono autostrade differenti che prevedono proprie tipiche funzioni, tipica carriera, tipica attitudine.

Tutti sappiamo, non c’è bisogno di ricorrere all’esperto e alla intellighentia, che il nostro Commercialista deve essere preciso, attento, puntuale, competente, equilibrato, non soggetto ad intemperanze, né a simpatie, né a umori, né a interessi personali né a fazioni politiche; né a interpretazioni soggettive. Fa corsi di formazione e aggiornamento mirati. Se ha qualche dubbio, si rivolge alla fonte. E, poi, ha una Ordine Professionale un proprio regime pensionistico.

Su  l’altro versante, il Rappresentante di Commercio deve essere empatico, simpatico, accattivante, estroverso, furbo, convincente, psicologo, dialogante. Fa corsi di formazione e perfezionamento mirati. Non ha un Ordine Professionale ma la figura è regolamentata da norme di legge e controllata dalle Camere di Commercio, e ha un proprio regime pensionistico.

Quindi, Funzioni diverse, Mansioni diverse, Ruoli diversi, Professionalità diverse, Formazioni diverse, Monitoraggi e Controlli diversi, due Carriere diverse, due autostrade diverse. In sostanza: due Attitudini diverse. Quindi Due diversi Collegi di amministrazione e governo.

Non è, forse, la stessa differenza che passa fra un Procuratore (Magistrato inquirente che ricorda Sherlock Holmes) e un Giudice (Magistrato giudicante che ricorda Salomone, famoso saggio)? L’unica cosa che li accomuna è il sostantivo che li identifica come operatori di Giustizia: Magistrato. C’è da chiedersi come mai sia sopravvissuta nel nostro Ordinamento questa miscela fra due professioni così differenti! E siamo alla terza bufala.

4. Il sospetto che ci sia il rischio che il Magistrato possa venire “dominato” dalla politica è pura provocazione. Infatti, nella Magistratura, la autonomia e indipendenza è prerogativa del singolo Magistrato: la legge non tocca le prerogative del Magistrato. Quindi, se il singolo Magistrato è oggetto di pressione illecita, da qualunque parte e da qualunque livello di potere provenga, egli ha tutti i poteri per sporgere denuncia. Se non lo fa, diventa connivente e complice; tradisce la Costituzione; si dovrebbe dimettere.

Perché appare una provocazione? Perché sembra che la Magistratura non si fidi della lealtà alla Costituzione dei propri Magistrati.

D0’altra parte, questa connivenza Magistratura/Politica è vivace anche oggi, a dar credito alle esternazione del famoso Palamara. Inoltre, oggi, il Magistrato mette a rischio la sua autonomia e indipendenza soltanto partecipando ad un sistema correntizio. Quindi ecco la quarta bufala.

Non so voi, ma personalmente preferisco essere giudicato da un Magistrato non condizionato da pregiudizi “correntizi”.

 

Ecco dimostrato che, solo con il fare riferimento alle nostre esperienze di vita, solo con l’eliminazione di tutte le farraginosità, fonti di equivoci e confusioni,  possiamo recarci alle urne, sereni e con le idee chiare e consapevoli, degni del nostro libero arbitrio e del nostro diritto al voto. 

Personalmente, voterò SI perché l’attuale sistema non funziona come tutti possono testimoniare. La convivenza Procura/Tribunale nasce spontaneamente ma la Giustizia non ha bisogno né di amicizie né di confidenze; ma solo di Equilibrio morale ed etico.

 
ANTONIO VOX

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