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Giovani, alcool e droghe: l’altro volto della movida e l’impegno dei volontari della Fortunato

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Ci sono ancora gli irriducibili della movida, nonostante il Covid. In un’Italia preoccupata dai contagi in continua ascesa, e con la città di Bari che, purtroppo, non fa eccezione. In una situazione sanitaria in divenire, che, a livello nazionale, ha provocato, il 24 ottobre, l’ennesimo Dpcm del governo, con ulteriori restrizioni agli assembramenti, per contenere il contagio. In quest’ultimo decreto, infatti, è prevista la chiusura tassativa di molti locali, tra i quali bar e ristoranti, entro le 18, nel tentativo di imporre regole ancor più ferree per il contenimento della pandemia. In effetti, stando alle immagini che abbiamo raccolto in giro per il centro città nel corso di quello che, all’apparenza, sembra un normale sabato sera, l’obbligo di indossare le mascherine viene più volte disatteso, soprattutto dai più giovani, che ignorano del tutto, quando sono in gruppo, la norma che prevede il distanziamento sociale, di almeno un metro, tra i cittadini che non siano parenti o conviventi.  

C’è ancora chi, insomma, evita consapevolmente di tenere i comportamenti prescritti e fa di testa propria con gli inevitabili rischi. Non sono però solo i giovanissimi a dover migliorare la loro condotta, se è vero che il sindaco Decaro, nei giorni scorsi, si è sentito in dovere di censurare, sulla propria pagina Facebook, il comportamento di quanti, sorpresi dalla forza pubblica a festeggiare per strada un matrimonio, e di altri che, in barba alle disposizioni in vigore, hanno organizzato persino una serata danzante.  

In entrambi i casi, pochissimi indossavano una mascherina. Chiara la presa di posizione del primo cittadino, accompagnata dal video della festa privata: “Ai dj che hanno organizzato, e a voi che avete partecipato, violando ogni regola, dico una sola cosa: non venite a piangere quando, per colpa vostra, saremo costretti di nuovo a chiudere tutto”. 

Un contesto certamente esplosivo, dal punto di vista epidemiologico, ma anche sul piano dell’ordine pubblico, come ha dimostrato la recente rissa notturna che ha avuto luogo in largo Adua, con pugni e minacce al termine di un alterco tra ragazzi. A cercare di porre rimedio, almeno parzialmente, allo status quo, oltre all’azione quotidiana dei normali cittadini, ci sono una serie di comitati di quartiere nati su impulso di alcuni volontari.  

Un esempio è il gruppo Facebook “Comitato salvaguardia zona Umbertina” sul quale quotidianamente si discute delle problematiche inerenti quel territorio cittadino. Da questo team di cittadini, prima delle ultime elezioni comunali, arrivarono una serie di proposte per il territorio, indirizzate, unitamente all’associazione “Il Quartierino” ed al “Comitato cittadini attivi del Libertà”, ai candidati alla carica di sindaco. Tra le richieste formulate allora si legge: “Installazione di videocamere per il controllo delle aree a maggior affluenza; postazione fissa o mobile di Polizia locale, con accentuata presenza in particolare nelle ore serali e notturne; limitazioni d’orario degli esercizi pubblici e del numero di eventi promozionali nell’Umbertino; potenziamento del servizio di raccolta rifiuti.”  

Tutte esigenze, dunque, già presenti, per i residenti, ben prima che arrivasse l’epidemia a complicare ulteriormente le cose. Ed anche in altre zone della città, la situazione non è migliore, a giudicare dalle lamentele che, chi abita vicino a locali pubblici molto frequentati, invia con cadenza quasi quotidiana alle autorità, segnalando la presenza di una moltitudine di ragazzi, non di rado ubriachi o drogati. Su questo piano, l’indagine sul consumo di alcool in Italia, svolta annualmente dall’Istat, rivela che il 65% della popolazione pugliese, dagli 11 anni in su, ha bevuto almeno una bevanda alcolica nel 2019, e che, stando ai dati, ben il 17% dei minorenni intervistati ha dichiarato di far uso di alcool in maniera occasionale, e l’8% addirittura lontano dai pasti. Numeri che preoccupano, nonostante risultino in lieve discesa rispetto a 10 anni fa.  

Non è da meno il fenomeno relativo all’uso di sostanze stupefacenti, con la Puglia che, nella relazione della Dia al Parlamento dell’anno scorso, viene indicata come la Regione nella quale viene sequestrata la maggior quantità di marijuana a livello nazionale, in rapporto alla popolazione. Su queste tematiche le istituzioni cercano di tenere alto il livello di attenzione. Quanto al Comune di Bari, il sindaco Antonio Decaro ha nominato, il 7 ottobre scorso, come consigliera per le politiche di prevenzione e contrasto dell’uso di alcool e droghe da parte dei giovani Barbara Fortunato, avvocato, da anni impegnata su questo delicato fronte con la associazione “No alla Droga – Puglia” della quale è presidente.

“Siamo impegnati sul campo da oltre dieci anni – ha detto – . Facciamo manifestazioni ed incontri, anche nelle scuole, a Bari ed in tutta la Regione. Lavoriamo in equipe, ed abbiamo un nutrito gruppo di professionisti che partecipano a queste iniziative. Fra di noi, ci sono medici, genetisti, esponenti delle forze dell’ordine. Portiamo anche le testimonianze di ex tossicodipendenti, che sono usciti da questo tunnel grazie al soggiorno in comunità di recupero. Abbiamo fatto numerosi progetti in istituti scolastici, alle medie come alle superiori. Ovviamente, sulla base della composizione del pubblico al quale ci rivolgiamo, cambiamo approccio. Per gli studenti medi, ad esempio, programmiamo la visione di un cartone animato sul tema alcool e droghe. I bambini poi, disegnano un fumetto nel quale chiediamo di raffigurare un momento triste della loro vita, ed uno gioioso. In un’occasione, un bimbo mi ha detto di sentirsi solo, perché il padre era in carcere ed il fratello minorenne si drogava. Conoscere ed affrontare giornalmente questo tipo di situazioni ti fornisce la forza di andare avanti in quella che è una vera e propria missione, per chi fa volontariato: quella di seguire, monitorare, e cercare una soluzione per chi vive queste storie difficili.” 

L’attività sul territorio di questo gruppo di volontari è frenetica: “Abbiamo organizzato, prima del lockdown, un’iniziativa chiamata “Stop cannabis”, insieme al Rotary del capoluogo pugliese, e volevamo fare anche un’iniziativa con un concerto, ma l’abbiamo dovuta rinviare. A livello formativo ho proposto di rendere obbligatoria un’ora di volontariato a settimana, nelle scuole.” 

La Fortunato stigmatizza anche i comportamenti tenuti da alcuni esercenti: “So bene che, nei locali, c’è l’abitudine di vendere alcool ai minorenni. Preferirei che si organizzassero eventi culturali, ad esempio musicali, senza far ricorso agli alcolici. Bisogna seminare, cercare di essere esempio e collaborare tutti insieme, per spiegare ai ragazzi i comportamenti da tenere. I giovani hanno bisogno di dialogo e di essere seguiti, dalle famiglie e da tutto il contesto, anche istituzionale. Dobbiamo imparare a parlare come loro, devono capire il rischio tremendo che corrono facendo uso di certe sostanze, ma il nostro compito è anche quello di imparare ad ascoltare le loro esigenze. A volte, non capiamo il loro linguaggio. Parlare con loro è la chiave per superare tutti questi problemi. Ovviamente, la pandemia in corso complica ancora di più le cose, sono momenti difficili da gestire anche per gli adulti. Tutti insieme, supereremo anche questo.”     

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