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Cashback e lotteria degli scontrini: pericolo per giocatori patologici e shopper compulsivi?

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Due diverse iniziative nazionali partiranno ufficialmente a gennaio 2021, sono: il cashback e la lotteria degli scontrini. Entrambe sono nate con finalità apprezzabili, la prima ha lo scopo finale di aumentare l’uso della carta elettronica che nel prossimo futuro sostituirà i contanti, mentre l’altra quella di combattere l’evasione fiscale. Ci siamo chiesti se potessero danneggiare in qualche modo chi è affetto da acquisti compulsivi, ovvero incontrollabili, e chi è un giocatore patologico.

La domanda, insieme con altre, l’abbiamo rivolta al direttore del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche (Ser.D.) dell’Asl Bari, dottor Antonio Taranto, psichiatra e psicoterapeuta che ci fa intendere subito che chi ha scelto il nome “lotteria” degli scontrini ha in qualche modo «mancato di utilizzare una forma di eleganza o di delicatezza nei confronti di questi malati. Molti miei pazienti vedono nella parola “lotteria” una tentazione, uno stimolo e si sono risentiti di questo. Non si è preso atto che c’è un consistente numero di persone che soffrono» di quella che è una patologia molto seria perché accanto a chi dipende da una sostanza, quale può essere la droga o l’alcool, c’è chi invece dipende da comportamenti specifici e ripetuti che gli danno soddisfazione o lo distraggono dalla vita reale.

Nella sola provincia di Bari ad oggi si contano 300 persone in cura per gioco d’azzardo patologico (o gap) ed è il numero noto proprio perché in cura, ma c’è molto sommerso e gioco illegale che secondo alcune stime si aggirerebbe intorno al 20%. Sebbene la percentuale è molto contenuta, rispetto ad altre patologie, si tratta «pur sempre di persone malate che hanno il diritto di essere rispettate. Basterebbe cambiare nome ed utilizzare un termine meno irritante» aggiunge il dottor Taranto. Il direttore del Ser.D. comunque non condanna queste due iniziative perché dice chiaramente di non vedere un pericolo reale. La “lotteria degli scontrini”, spiega, «e’ un’attività che rientra certamente nella definizione d’azzardo in quanto, per la legge è gioco d’azzardo qualsiasi gioco che in cambio di soldi offre la possibilità di vincere soldi. Dal punto di vista clinico questa lotteria, che è molto simile a quelle del Natale, non ha quelle caratteristiche tipiche del gioco d’azzardo in quanto non c’è una vincita immediata. Oggettivamente non vedo un pericolo. Perché i giochi pericolosi sono quelli veloci, quelli dove tra l’azione e il risultato passa pochissimo tempo, quelli che sono finalizzati esclusivamente alla vincita in denaro, non altro, e hanno aspetti ipnotici che sono i trucchetti utilizzati per le slot-machine. In questa lotteria degli scontrini mancano queste tre caratteristiche. Credo che la lotteria degli scontrini non ci creerà grandi problemi».

Diverso è il discorso se raffrontato all’infelice iniziativa del “Gratta e vinci” che continua a creare danni che fanno emergere dipendenze comportamentali e che spesso finiscono per compromettere l’equilibrio di un intero nucleo familiare, oltre che lavorativo e finanziario di una singola persona, perché spesso ci si indebita e si finisce nella spirale dell’usura trascinando i propri cari.

Il dottor Taranto si dice tranquillo pure per i casi di acquisto compulsivo in quanto «non c’è finalizzazione della spesa alla vincita o al premio di sconto. Se c’è necessità di compare con la possibilità pure di partecipare ad un’estrazione che farà vincere soldi, questa iniziativa diventa una forma commerciale e non rappresenta un pericolo. Chi ha il problema dello shopping compulsivo lo ha che ci sia o meno la lotteria». Forse l’unico punto negativo, dopo il nome “lotteria” va ricercata nella scelta di contribuire «a far sentire più giustificati gli shopper compulsivi o i giocatori patologici».

La reale necessità sta nella sempre poca attenzione nel far prevenzione in questa particolare e delicata patologia. «Non è vietando questo o quel “gioco” che si fa prevenzione – aggiunge il dottor Taranto – Bisogna invece capire perché esistono queste patologie e si deve prevenire all’origine andando a ritroso nella formazione della personalità. Persino verso le campagne di sensibilizzazione sono molto scettico perché chi ha una dipendenza patologica non le ascolterà mai. Il problema è che ci sono delle malattie che non sono legate ad una causa immediata, attuale, come il covid, ed identificabile con il microscopio e aggredibile con terapia specifica. Ci sono malattie che sono esito di lunghi processi di degenerazione di una funzione fisiologica. Direi che il gioco patologico affonda le radici nell’infanzia della persona e si manifesta dopo decenni di incubazione. I miei pazienti non hanno bisogno di farmaci, non hanno bisogno di cure che li obblighino a non fare ciò che fanno, hanno bisogno di recuperare la dimensione della serenità che manca, la capacità di relazionarsi con le altre persone».

Anna Caiati

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