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Crac Fusillo, concluso il lavoro della Procura: sono14 gli indagati

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Una voragine. Un buco nero che avrebbe ingoiato beni per 93 milioni di euro e creato debiti per 430 milioni di euro. E’ il quadro tratteggiato dalle indagini della Guardia di Finanza e dalle consulenze tecniche disposte dalla Procura di Bari, nella presunta bancarotta delle società Fimco e Maiora del gruppo imprenditoriale Fusillo. Un’operazione – secondo le accuse – portata avanti con la complicità dei vertici della Banca Popolare di Bari. Chiuse le indagini con la contestazione a vario titolo a 14 persone, tra imprenditori ed ex vertici dell’istituto di credito, dei reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il provvedimento è stato notificato anche a Emanuele, Giacomo, Giovanni e Vito Fusillo, a Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della banca, all’ex amministratore delegato dell’istituto di credito barese, Giorgio Papa. Tra gli indagati ci sono poi gli ex dirigenti della Popolare di Bari Nicola Loperfido e Benedetto Maggi e gli imprenditori Massimiliano Curci, Vincenzo Elio Giacovelli, Nicola Valerio Lamanna, Salvatore Leggiero e Girolamo Stabile.
    Secondo il procuratore aggiunto Roberto Rossi e il sostituto Lanfranco Marazia, la banca barese sarebbe stata complice del fallimento delle società del gruppo Fusillo, di fatto gestendo buona parte delle operazioni finanziarie che in un decennio hanno portato al crac.


   

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