Bariseranews.it – Oltre la notizia

Mentre continua il caos per i vaccini antifluenzali, si parte con quelli anticovid. Cosa accadrà?

598 Visite

Il 2020 non è solo l’anno della pandemia da covid-19. Almeno non in Puglia. L’anno che sta per concludersi è da considerarsi disastroso sul fronte dell’organizzazione e del rifornimento del vaccino antinfluenzale. Fortunatamente al momento si registrano pochi casi d’influenza. Ma, mentre l’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco annuncia, prima sul profilo social e poi ufficialmente con un comunicato stampa, che stanno per arrivare i vaccini anticovid e che dai primi di gennaio sarà dato il via in Puglia alla prima fase di somministrazioni, ci sono ancora problemi con le vaccinazioni antinfluenzali. Per fare il punto della situazione su Bari abbiamo intervistato il dottor Nicola Calabrese, segretario provinciale Bari della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale.

Dottor Calabrese, per i vaccini antinfluenzali siamo ancora in ritardo, ma a che punto siamo con la copertura vaccinale?

“I dati non li abbiamo ancora completi, dovremmo averli a giorni. Sono arrivati altri vaccini in maniera molto “spot”, non credo siano sufficienti a coprire quella che era l’attesa e l’obiettivo da raggiungere. All’appello mancano i vaccini che l’azienda farmaceutica francese si era presa l’impegno di consegnare, se non erro sono circa 850mila dosi. L’altra sera mi ha chiamato un collega che era in difficoltà perché aveva 150 persone da vaccinare ma non aveva il farmaco. Gli ho dato alcune dosi”.

Questo significa che tra voi medici vi state dando una mano per venire incontro alle varie esigenze?

“Si, chi ne ha avuta qualcuna in più e si è trovato con qualche esubero lo sta cedendo al collega in difficoltà. Stiamo comunque parlando di numeri molto limitati”.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quanto siamo ancora “scoperti”?

“Credo sia difficile da quantizzare, non ho il dato della consegna. Personalmente ho vaccinato di più, ma siamo lontani dall’obiettivo che volevamo raggiungere. Avevo chiesto una quantità di vaccini superiore rispetto alla precedente campagna perché avevo avuto una maggiore richiesta da parte dei pazienti disposti a vaccinarsi. L’aspettativa di vaccinazione era almeno del 50% in più rispetto allo scorso anno, questo anche a livello nazionale. Credo che nessun collega, qui a Bari, riuscirà a raggiungere il traguardo”.

Cosa non è andato bene quest’anno?

“Una serie di problemi. C’era una aspettativa molto forte anche perché erano stati dati messaggi che la campagna sarebbe partita i primi di ottobre. Ci sono stati problemi non solo nella consegna per cui i tempi di distribuzione sono andati parecchio oltre, ma pure nell’organizzazione almeno nella fase iniziale. La diffusione dell’epidemia covid ha poi fatto il resto. I pazienti positivi che avevano manifestato interesse a vaccinarsi contro l’influenza e finiti poi in isolamento non si sono più sottoposti alla vaccinazione. Il problema di carenza si è avuto a campagna vaccinale avviata ed in particolare ci sono state differenze di zone territoriali, alcune hanno avuto tutte e due le tipologie di vaccino, adiuvato per gli ultrasessantacinquenni e il tetravalente per qualunque età e che noi medici solitamente usiamo per tutti coloro che hanno meno di 65 anni. I colleghi che hanno avuto prima il tetravelente, hanno lasciato in coda gli anziani. Quando si sono resi conto che le quantità per l’adiuvato erano sempre più scarse hanno dovuto utilizzare l’altro per “coprire” la fascia più a rischio. Si è creata molta confusione. Nella prima tranche la distribuzione è stata piuttosto omogenea, i problemi sono arrivati sulla seconda e terza consegna dove a risentirne di più è stata soprattutto la periferia. Ci sono stati alcuni Distretti che hanno avuto un ulteriore ritardo per la disponibilità dei vaccini”.

Sino a quando è indicato vaccinarsi contro l’influenza?

“Solitamente vacciniamo sino al 31 gennaio poiché qui da noi l’influenza arriva tardi, il picco lo abbiamo sempre tra fine gennaio e prime settimane di febbraio, quindi siamo ancora in tempo. Il problema è sempre quello della disponibilità dei vaccini. Non credo ci sarà disponibilità per vaccinare sino a gennaio. Forse il Dipartimento riuscirà a rifornirsi di altro tetravalente. Ci tengo a sottolineare che non è colpa di noi medici se non riusciamo a vaccinare. Mancano le dosi. Il rapporto fiduciario medico-paziente sta venendo meno. Noi stiamo facendo il possibile, la gente deve saperlo”.

Ma l’influenza a Bari è arrivata?

“Personalmente non ho riscontrato casi specifici anche perché in questo momento, come tutti i medici, se un paziente ha febbre, cefalea o dolori devo prima escludere che sia covid-19 e poi lasciare l’influenza come seconda opzione”.

Per quanto riguarda il vaccino anticovid, l’assessore Lopalco ha annunciato che arriverà i primi di gennaio. Possiamo crederci o dobbiamo aspettarci ritardi come per l’antinfluenzale?

“Credo che qui ci sia un meccanismo a livello nazionale, c’è una logistica organizzativa su cui l’intero Paese si gioca una partita importante. Non credo si possano permettere di fare errori sulla campagna anticovid. Il problema dei vaccini contro l’influenza è stato dovuto pure all’accordo mancato con le farmacie per la distribuzione delle dosi. Inizialmente si pensava di fare l’accordo con le farmacie territoriali come fu fatto l’anno scorso dall’Asl Bari. La Regione ha sperimentato con successo il nuovo modello organizzativo. In precedenza noi medici andavamo a prenderlo nei Distretti con una logistica più complessa e con qualche disagio per chi era più lontano. L’anno scorso bastava scrivere una ricetta e andare a ritirare direttamente in farmacia. Si pensava di estendere questo metodo a tutta la Regione, ma all’ultimo momento la trattativa è saltata e quindi si sono trovati all’improvviso con numeri più alti e la contemporaneità dell’emergenza covid che naturalmente ha creato dei problemi. Hanno provato ad organizzarsi ma ci sono stati degli incidenti di percorso, poi c’è stata la questione della mancata consegna delle dosi prenotate e ci siamo trovati nel caos. Spero che l’organizzazione del covid sia migliore”.

Avete già delle indicazioni a riguardo?

“Di preciso non c’è ancora nulla. La prima fase riguarderà gli operatori sanitari e subito dopo dovrebbero essere vaccinati gli anziani ospiti delle strutture residenziali. Attendiamo istruzioni. Per il personale sanitario non dovrebbero esserci intoppi. Il problema sarà quello della fase successiva, ovvero al pubblico, sarà quella la fase più delicata. Le nostre capacità e disponibilità a contribuire sull’organizzazione ci sarà. Sulle somministrazioni è chiaro che per il vaccino della Pfizer, avendo necessità di essere conservato a -80°, non potremo effettuarlo noi medici di famiglia perché negli ambulatori non abbiamo le strutture e i mezzi adatti per mantenere questa catena di raffreddamento. Potremo invece contribuire sulla selezione dei pazienti target. Ci sono invece altri tipi di vaccino anticovid che non hanno necessità di essere conservati a così bassa temperatura e che sono simili, nella conservazione, ai vaccini antinfluenzali per cui gli ambulatori dei medici di famiglia potrebbero diventare, in questo secondo caso, sedi periferiche per la somministrazione. La strategia organizzativa dovrà essere a 360° per capire quali sono le fasce più fragili che non sono necessariamente legate all’età. L’obiettivo è quello di fermare la progressione per cui bisognerà pensare e scegliere le priorità per stabilire le stratificazioni in termini di rischio e noi medici di medicina generale saremo disponibili a dare il nostro contributo in tal senso”.

Con 95mila dosi previste nei primi 15 giorni chi sarà vaccinato?

“Dovrebbe essere solo la fascia dei lavoratori nella sanità e solo per la prima dose visto che la seconda dovrà essere effettuata dopo 21 giorni, per cui posso ipotizzare che il solo mese di gennaio sarà dedicato solo agli operatori sanitari”.

Per il pubblico quando si inizierà a vaccinare?

“Non ho certezze, al momento non ci sono state date direttive in tal senso. Probabilmente non si inizierà prima della metà di febbraio. Man mano che arriveranno le dosi poi si sovrapporranno coloro che dovranno sottoporsi alla prima dose e quelli che della seconda. Se non si procederà in parallelo si rischierebbe di prolungare troppo i tempi. L’obiettivo, ho letto, sarà quello di vaccinare 4milioni di persone entro il prossimo autunno”.

Se non sarete voi medici di famiglia a somministrare di fatto i vaccini anticovid, chi lo farà?

“Se non sbaglio è stato fatto un bando con la Protezione civile e non nascondo che su questo sono preoccupato. I medici sono un numero definito, non infinito. Per cui o coinvolgo i medici delle Usca, dove ora ci sono pure i neolaureati, oppure dovranno toglierli dal Dipartimento indebolendo questo o quell’altro servizio. Spero che chi stia organizzando ciò sappia che la risorsa umana medica non è infinita. Nella prima fase, noi medici di medicina generale, non siamo stati coinvolti. Ho anche sentito che si sta pensando al lavoro interinale per assumere personale medico dedicato. E’ tutto, per ora, basato su idee e supposizioni”.

Il vaccino non sarà obbligatorio per nessuno. Questo secondo lei potrebbe in qualche modo influire in maniera negativa sulla copertura vaccinale?

“Sono d’accordo con quello che dice il dottor Filippo Anelli, il presidente pugliese del nostro Ordine. Su un tema del genere obbligare non raggiunge l’obiettivo. E’ sicuramente un dovere deontologico per tutti coloro che lavorano nella sanità. L’obiettivo è quello di proteggere gli operatori sanitari che sono stati colpiti in maniera devastante dal covid nel nostro Paese e chiaramente anche limitarne la diffusione. C’è un dovere deontologico, sono d’accordo che i medici e tutti gli operatori sanitari si sottopongano al vaccino”.

E per i cittadini?

“Per quello che sono gli eventi e i danni che la pandemia ha determinato, i cittadini devono essere correttamente informati e credo che in questo è necessaria una corretta campagna informativa. Il cittadino secondo me non avrà problemi a vaccinarsi se correttamente informato”.

Chi si sottoporrà alla prima dose potrà saltare la seconda o dovrà farla comunque?

“Per il vaccino della Pfizer c’è necessità della seconda dose dopo 21 giorni, non bisognerà saltarla”.

Si parla già di primi casi di allergia al vaccino anticovid, e molti sono preoccupati per questa reazione…

“Purtroppo gli effetti indesiderati sono da mettere in conto per qualunque medicinale, osserviamo un certo numero di reazioni allergiche sempre. Quelli già registrati sono comunque in linea con quello che normalmente un farmaco può provocare. I dati sugli effetti indesiderati non devono togliere la fiducia né verso il settore farmaceutico né verso il medico che consiglia il vaccino anticovid. Affinché la campagna vaccinale abbia successo e raggiunga gli obiettivi prefissati, è necessario che le somministrazioni siano eseguite da professionisti, in ambiente protetto e staff adeguato che deve avere a disposizione gli strumenti per poter intervenire. La gente non deve credere a tutto quello che viene detto perché spesso vengono utilizzate notizie per demonizzare. Fidarsi del proprio medico di famiglia, seguire i suoi consigli, questo il mio primo suggerimento”.

Chi potrà sottoporsi al vaccino, sia chi è stato contagiato sia chi non lo è stato e c’è chi potrà evitarlo?

“Tante cose le stiamo scoprendo giorno dopo giorno, bisognerà vedere quanto dura il titolo anticorpale, ovvero quanti anticorpi saranno prodotti dall’organismo. Dobbiamo anche capire se, come il vaccino conto l’influenza, anche quello contro il covid-19 dovrà essere ripetuto ogni anno perché c’è una riduzione del titolo”.

Anna Caiati

Promo