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Scuola, i sindacati attaccano anche questa ordinanza: «Unica certezza il servizio “a domanda”»

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Altro giro, altra corsa. Il 16 gennaio il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha firmato ed emanato la nuova ordinanza sulla scuola, che fino al 23 gennaio mantiene le superiori in Ddi al 100 percento, rimandando a scuola (come da decreto legge nazionale) le scuole del primo ciclo, ma con la possibilità per le famiglie di richiedere in maniera vincolante il ricorso alla didattica a distanza.

Un provvedimento che i sindacati (esattamente come quasi tutti i precedenti) contestano con vigore. Per le sigle, l’unica corsa che resta è «Il modello di scuola inteso come “servizio a domanda” nel I ciclo che, a una settimana di distanza, costringe nuovamente le scuole a reimpostare tutta l’organizzazione delle attività didattiche e amministrative, comprese modulistica e circolari», si legge nella nota unitaria firmata dai segretari regionali di Flc Cgil, Cisl scuola, Snals-Confsal, Fgu e Anief.

Fra gli altri punti, i sindacati sollevano un problema che appare grave ed è legato agli studenti delle scuole superiore, e ai maturandi in particolare: «Ci preoccupa la situazione del II ciclo dove, con la prosecuzione della Dad, si potrebbe determinare, nel panorama nazionale, una sperequazione dei livelli di formazione e apprendimento degli alunni pugliesi soprattutto in vista degli esami di Stato, con ulteriori conseguenze in merito alla dispersione scolastica».

«In questa ordinanza è totalmente scomparso il riferimento al piano sanitario per la riapertura in sicurezza delle scuole nella Regione Puglia in cui, finalmente, si prevedeva, come da noi fortemente caldeggiate al fine di una ripresa della didattica in presenza, l’istituzione di un operatore sanitario in ogni scuola, lo screening periodico del personale scolastico e l’avvio della campagna di vaccinazione per il personale scolastico in via prioritaria nella fase 2 del “Piano Strategico Nazionale”».

Emiliano in giornata ha spiegato che ha dovuto ripristinare la didattica in presenza per elementari e medie come condizione di base per uniformarsi al decreto legge, che è un atti normativo superiore rispetto al Dpcm e alle ordinanze regionali, ma i sindacati lo attaccano proprio sulla giurisprudenza in merito a quanto stabilito per le superiori. «Questa volta si differenzia anche l’organizzazione del II ciclo delle scuole pugliesi da quanto disposto nel Dpcm che prevede la didattica in presenza “almeno al 50% e fino ad un massimo del 75% della popolazione studentesca”», prosegue la nota in cui le sigle affermano anche che «Viene nuovamente scavalcata l’autonomia scolastica sui delicati temi della didattica e dell’organizzazione».

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