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Covid, dati da profondo rosso. Ma per la Regione va tutto bene

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I dati sono drammatici, ma alla Regione esultano per la conferma della Puglia nella zona arancione. Sbagliare ci può stare, ma farsene un vanto suona come una presa in giro verso i cittadini, i disoccupati, gli imprenditori, le partite Iva, chi al momento è senza reddito e non può muoversi. La zona arancione, checché ne dica la triade che governa la sanità pugliese, Michele Emiliano, Pierluigi Lopalco e da qualche giorno Ernesto Abaterusso, rappresenta una sonora bocciatura. Non sappiamo da dove cominciare per descrivere lo sfascio che i tre fingono di non conoscere. I numeri sono allarmanti: la Puglia è la terza regione italiana per contagi, con il più alto numero di ingressi in terapia intensiva e la terz’ultima nella classifica delle vaccinazioni antiCovid somministrate. Le terapie intensive sono piene al 37% ed è stata ampiamente superata la soglia di sicurezza. La percentuale di tamponi positivi nelle rilevazioni quotidiane e’ doppia rispetto alla media nazionale . Sono numeri, non opinioni! A Bari (Decaro dove sei?) da fine novembre a metà gennaio si è registrato il 33% dei decessi in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Ma basta chiacchierare (senza microfoni o taccuini) con i medici di base per raccogliere segnali di allarme, lamentele, racconti di situazioni di pazienti ai limiti del possibile e del consentito. Sono loro che hanno il vero polso della situazione perché vivono a stretto contatto con gli assistiti. Ma i provvedimenti, le ordinanze, le firmano Emiliano e Lopalco che vengono informati, nella migliore delle ipotesi, da dirigenti disinformati che ripetono all’unisono: va tutto bene! E invece non va niente bene, tanto è vero che la Puglia ha il più alto tasso di mortalità in relazione al Covid. La circostanza che i medici siano disposti a raccontare lo sfascio della nostra sanità – solo in condizioni di anonimato – è ancora più preoccupante. Vuol dire che temono ritorsioni, tipiche dei “regimi” e delle società in cui trionfa il “non vedo, non sento e non parlo”. I tamponi, i benedetti tamponi, in Puglia non si eseguono a tappeto (come si dovrebbe), per bilanciare la scarsità di posto letto negli ospedali e di terapie intensive in particolare. Non serve uno scienziato per capire che il virus si diffonde con il contagio fra positivi e persone sane e diventa quindi fondamentale individuare i contagiati (spesso non sanno di esserlo) per isolarli e interrompere la catena della diffusione. Ma se i positivi non sintomatici, nell’incertezza, vanno giustamente in giro perché fare un tampone molecolare è più difficile che avere un rimborso dall’erario, la pandemia difficilmente si arresta.

Il sistema Giava fa acqua da tutte le parti. Lo denunciano quotidianamente le associazioni dei medici. I tamponi rapidi non sono mai partiti e mai partiranno, se non quelli in farmacia (ovviamente a pagamento per chi desidera sottoporsi). L’ospedale in Fiera che da 10 milioni è costato alla fine 17 (mai che le previsioni vengano sbagliate in positivo per le casse della Regione) che doveva essere attivo e funzionale il primo febbraio, è ancora inutilizzato perché devono essere eseguiti ancora dei lavori e perché bisogna trovare i medici. Insomma, si ha la sensazione che sia stata progettata una struttura senza senza sapere chi l’avrebbe poi gestita. Ignazio Zullo, capogruppo di Fratelli d’Italia, può darsi che denunci questo sfascio quotidianamente, solo per ragioni politiche e partitiche. Ma è un medico e comunque è il solo a farlo perché ormai in consiglio regionale non esiste più un’opposizione.

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