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Al top il reparto Ortopedia dell’ ospedale Di Venere (secondo in Italia)

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L’Ortopedia dell’ospedale “Di Venere”, per il sesto anno consecutivo, si conferma ai vertici in Italia per l’intervento chirurgico di frattura del collo del femore entro le 48 ore. Con il 97,04% l’unità operativa diretta dal dottor Vincenzo Caiaffa è al secondo posto tra le oltre 700 strutture italiane censite, dietro solo all’ospedale di Vittoria (Ragusa) e davanti a istituti specializzati come il “Galeazzi” di Milano, oltre agli ospedali pugliesi di Castellaneta e Brindisi, anch’essi tra i primi dieci a livello nazionale. I dati sono inseriti nel rapporto annuale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Age.Na.S.), presentato il 1° marzo scorso.

 Il rapporto illustra i dati del 2020 riferiti alle attività del 2019, anno in cui l’Ortopedia del “Di Venere” ha eseguito 181 interventi per frattura del collo del femore.  Nella Asl Bari sono presenti sette ortopedie, oltre al Di Venere, San Paolo, Monopoli, Altamura, Putignano, Molfetta e Corato e, per quanto riguarda l’intervento chirurgico al collo del femore entro 48 ore, si attestano quasi tutte con uno standard di oltre il 70 per cento, con punte del 77 al San Paolo e oltre l’80 per cento ad Altamura e Putignano.  Performance confermate nel rapporto Agenas, dove le Ortopedie della Asl Bari sono,  a livello pugliese, stabilmente tra le prime quindici su oltre quaranta unità operative, con il “Di Venere” primo in assoluto.

“Si tratta di un indicatore dell’efficienza delle unità operative come la nostra – spiega il dr. Caiaffa – ma è soprattutto la riprova dei risultati ottenuti in termini di minori conseguenze degli interventi e di velocità di ripresa del paziente che, va ricordato, è nella maggior parte dei casi fragile e molto anziano. Intervenire con questa rapidità vuol dire evitare le complicanze da allettamento, che vanno dalla congestione cardiopolmonare alle piaghe da decubito, ma anche restituire qualità della deambulazione e quindi della vita a persone che hanno subito traumi, legati a cadute, incidenti o altre patologie. Risultati che sono il riflesso del lavoro e dell’impegno di tutti i nostri professionisti e operatori sanitari”.

Questi dati confermano che spesso non  c’è bisogno di fare i viaggi della speranza, ma che ci si può curare  nel migliore dei modi anche nei nostri ospedali con professionalità eccellenti e strutture moderne e pubbliche.

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