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Illegalita’: un male difficile da sconfiggere nel nostro Paese. La truffa alla Regione Puglia

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Con l’operazione denominata “Leguleio” il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ha sgominato un sistema collaudato di truffa e corruzione ai danni della Regione Puglia.

Le indagini , coordinate dal Pubblico Ministero Francesco Bretone e dal Procuratore Roberto Rossi della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e avallate dal Gip di Bari, sono partite a seguito di una denuncia presentata nel 2018  dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ed  hanno portato  a 21 indagati e all’esecuzione di ben sei misure cautelari agli arresti domiciliari.

Contestualmente agli arresti è scattato, anche,   il sequestro di beni per un valore di 22,3 milioni di euro corrispondente al valore delle truffe in questione consistenti in compensi legali pagati dalla Regione per migliaia di contenziosi su indennizzi in agricoltura dal 2006 al 2019.

Tra gli arrestati figurano avvocati e cancellieri del Tribunale;   nei cui confronti di qquesti ultimi  è scattata la richiesta di interdizione.

Siamo di fronte ad un caso particolare di  continuum inarrestabile di illegalità poiche’ le attività illecite sono ancora in corso in quanto  la tesoreria regionale continua ad eseguire pagamenti , per cifre importanti, in favore dei liberi professionisti indagati.

L’nchiesta, insieme alla sentenza emanata poche settimane fa dai giudici della seconda sezione penale di Lecce inerente il c.d. caso Trani  e  insieme al noto caso Palamara, rappresentano un punto di svolta per la società, per le amministrazioni e per la giustizia soprattutto. Esse infatti sono l’esempio di come l’ Italia stia lottando, seriamente, al fine di prevenire, contrastare e sradicare  qualsiasi forma di illegalità in generale e, in particolare, quel brutto male che è la “corruzione” che  purtroppo – ed è un dispiacere ammetterlo-  invade quasi tutti gli ambiti della nostra società.

Ma se da un lato queste indagini e queste sentenze costituiscono  per i cittadini in primis e per noi operatori del diritto in secundis   un importante traguardo dal punto di vista non solo giuridico ma anche etico e sociale, poiché   concreta attuazione di quella importantissima massima che tutti noi siamo abituati a leggere nella aule di giustizia,  ossia che la “legge è uguale per tutti”,  dall’altro lato, però,  costituiscono una sconfitta in quanto  fanno emergere come, purtroppo,  l’Italia sia ancora contaminata  – seppur in minima parte per fortuna- da professionisti  che operano in violazione di quei principi che tanto caratterizzano la libera professione costituendone il cuore della stessa, quali:  legalità, correttezza, professionalità e onestà.

Tuttavia, tengo a  porre in evidenza che la Magistratura – così come, anche,  tutti gli operatori del diritto – stanno davvero facendo l’impossibile, svolgendo un lavoro encomiabile,  affinché il nostro Paese sia meno corrotto e più improntato alla legalità, rectius ad una  “sana legalità uguale per tutti”. 

Perché, laddove manca la “certezza del diritto”, vengono meno gli incentivi ad evitare comportamenti illegali ed opportunistici.

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