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Mondialismo e universalismo

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Tra le infinite identità ve ne è una che è molto conosciuta in ogni parte del mondo e che racchiude in se oltre al proprio passato e la propria storia millenaria anche una spiccata sensibilità e creatività impossibile da annullare. Identità che non è mera sintesi del millenario passato ma anche traccia chiarissima (pur nascosta dietro la cortina fumogena della disinformazione di massa) per il proprio ed universale futuro.

Si tratta del bagaglio culturale ed identitario del sud Italia. In quella cultura vive in modo palpabile il modello che fece grande Roma e tutta la civiltà latino-greca. In quella civiltà latino-greca era racchiuso sia l’universalismo dei suoi valori, sia la forza dei modelli sociali ed istituzionali da essi creati ed ancora in funzione. Il diritto, le Istituzioni, lo stato, la proprietà, sono le fondamenta della Storia successiva e la natura della civiltà attuale. Sono le fondamenta delle grandezze passate che si ritrovavano in ogni parte del mondo allora conosciuto, ed intattamente tutt’ora. Universalismo che è rispettoso delle specificità locali in ogni posto si trovino e in ogni momento della storia. Quindi si tratta di un mondialismo che racchiude in se sia la validità planetaria ma anche una attualità che supera le ingiurie del tempo e che quindi è distinto dal mondialismo che oggi conosciamo che è funzionale a degli interessi contingenti e di una ristretta elite proprio perché valido in ogni era.

L’universalismo latino-greco è rispettoso delle specificità identitarie e non si piega ai più forti. Il suo valore è proprio dato dalla signoria del diritto difronte al quale tutti sono uguali. Quindi una uguaglianza di fronte alla legge e non difronte al potente che è sintomo di civiltà tout court che non troviamo nel mondialismo delle grandi imprese, quello che si sta imponendo oggi da noi, che invece propugna improbabili “dottrine” che preservano i potenti dal fallimento semplicemente perchè potenti (come detto: “troppo grandi per fallire”); che è l’inverso della civiltà ma è la barbarie della prevalenza di alcuni (e non del diritto) sui molti.

Il sud Italia ancora non svolge il ruolo immenso che svolgerà perché è ancora inconsapevole della universalità della propria civiltà. Ma se le identità vorranno fermare la marea montante del mondialismo egualitario e ignorante delle grandi imprese devono ben conoscere questo disegno che si sta realizzando e potranno contrastarlo solo preservando l’applicazione del modello greco-latino in tutto il mondo. Peraltro l’impiego delle tecnologie e di immensi mezzi finanziari non preserva le grandi imprese – novelli feudatari – da rischi enormi di implosione che fino ad oggi sono stati evitati sia con la contiguità del potere politico -così sollecito con i potenti- e sia con la collaborazione delle banche centrali che si sono inginocchiate al cospetto delle imprese troppo grandi per fallire.

L’intero sistema quasi che non ne esistesse un altro, ormai non si regge più da solo e confida nella forza della minaccia: “o ci salvate o moriremo tutti” indirizzata dalle grandi imprese e grandi burocrazie alle Banche centrali e ai governi di tutto il mondo. Per loro la civiltà latino-greca che incontestabilmente regola la parte sana della nostra vita è cosa superata dal nuovo feudalesimo che sta divorando ogni residuo di civiltà.
Quindi se le identità non dovessero prevalere sulla arroganza dei nuovi feudatari converrà prepararsi al peggio.

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